orfeo
flebile queritur lyra

organico:voce recitante e ensemble (10 strumentisti: ob., cl.Sib, fag., cor., perc. ( G.C., 4 Tom Toms, Tam Tam, Gong (sol1), Crotali (sol3, la3), Trgl., 3 Piatti sosp., vibr., Lastra, Mark Tree, Bast.della pioggia, Arco da cb), 2 vlni, vla, cello, cb)
durata: 40'
prima esecuzione: 10 novembre 2009, Aula Magna Università La Sapienza - Roma

Maddalena Crippa – Nuovo Contrappunto Ensemble,  dir. Mario Ancillotti

note: commissione dell’Istituzione Universitaria dei Concerti

Ed. Casa Ricordi

presentazione:

La storia di Orfeo ci commuove perché è la storia di un fallimento, del meraviglioso tentativo di conciliare fra loro le due misteriose forze primordiali dell´esistenza umana, l´amore e il suo funesto doppio, la morte.

L´amore è di volta in volta follia - quella follia che spinge il pastore Aristeo a causare la morte di Euridice, Orfeo ad essere sprezzante perfino dell´oltretomba e a rifiutare tutte le altre donne in segno di fedeltà assoluta alla donna perduta -, estasi e sofferenza, ma anche esperienza voluttuosa - da vivere o da rimpiangere -, desiderio, possibilità di ritrovarsi. Amore infine come antidoto alla morte.
La morte è nemico da sconfiggere, traguardo raggiungibile solo in parte: il poeta riuscirà a vincerla e a far trionfare la resurrezione, ma soltanto una volta, la seconda non sarà più possibile, non per l´inefficacia dell´accorato canto, ma per l´inesorabilità dell´avverso destino.

Accanto a questo il mito solleva gli antichi temi cari all´uomo di oggi e di sempre: la caducità della vita e l´eternità dell´arte, la possibilità di convivere con il dolore attraverso la musica, il potere della poesia, l´arte come espressione della realtà e l´arte come scontro fra realtà e immaginazione, infine lo straordinario legame tra uomo e natura.

Orfeo è un´eroe moderno, umano e fragile, che non sapendo resistere alla propria passione, si volta verso Euridice, rompendo l´incantesimo con la sua disubbidienza. Un´eroe dunque lontano da una fredda perfezione e razionalità, che subisce la duplice tortura di non potersi voltare a guardare l´amata, calmando il timore nato dal grande desiderio, e quella, forse, di essere stato ingannato fin dall´inizio.
Infatti, seppure offuscato dalla follia d´amore, il poeta è consapevole fin dal principio di aver perduto per sempre Euridice e di non poterla strappare definitivamente al mondo delle ombre. Non potendo riaverla, dunque, il suo canto d´amore sarà pure già lamento di morte.

Il lavoro ORFEO. Flebile queritur lyra. si presenta come un ‘concerto’ per  per voce e ensemble, con un´alternanza calibrata tra musica e parola. La musica ha una funzione drammaturgica molto intensa, la funzione cioè di esprimere uno stato primordiale del pensiero, quando questo cioè non è già pensare, ma è ancora sentire. In determinati momenti i suoni amplificano il significato del testo o ne sottolineano alcuni tratti, in altri vanno ad esprimere qualcosa che non viene neanche detto con le parole. Proprio per questo se in alcuni momenti la musica convive con la parola, in altri è sola.

Nella salita di Orfeo dagli Inferi c´è una zona esclusivamente strumentale per esprimere la sospensione tra il bisogno passionale di sapere e il freno razionale del tabù, seguita da un´altra sezione musicale - interamente costruita sulla rivisitazione dell´aria che Monteverdi utilizza nello stesso momento dell´opera, qui affidata ad un corno posizionato dietro al pubblico - per raccontare la gioia e il dolore di Euridice nel vedere il volto di Orfeo. La sola musica sostituisce più avanti le storie cantate da Orfeo dopo il suo ritorno dagli Inferi, o ancora nel finale evoca la morte violenta del poeta ad opera delle Baccanti, la sua sofferenza e insieme il suo desiderio di rincontrare l´amata, la sua definitiva discesa nell´Ade e la meravigliosa immagine che Ovidio ci offre del capo e della lira di Orfeo, che – trascinati
dal fiume - ancora cantano e la natura sembra rispondere a questi suoni attraverso un diverso canto dell´acqua e delle rive.