Cede pietati, dolor (Le anime di Medea)

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organico:orchestra (2.2.2(in sib).2 / 2(in fa).
2(in sib). perc (= 1 esec), archi)
durata: 12’
prima esecuzione: 8 maggio 2007 Firenze
Orchestra della Toscana, dir. Daniel Kawka
note: commissione Orchestra della Toscana
Ed. Casa Ricordi
BMG Ricordi Music Publishing spa (Milano) presentazione:
Quid, anime, titubas?
ora quid lacrimae rigant
variamque nunc huc ira,
nunc illuc amor diducit?
anceps aestus incertam rapit;
ut saeva rapidi bella
cum venti gerunt,
utrimque fluctus maria
discordes agunt
dubiumque fervet pelagus,
haut aliter meum cor fluctuatur:
ira pietatem fugat
iramque pietas.
Cede pietati, dolor.

Cuore, perché vacilli?
Perché lacrime
mi bagnano la faccia
e sono divisa fra ira e amore?
Fluttuo in balìa di una
doppia corrente:
come quando i venti rapaci
si scontrano in guerre selvagge
il mare ribelle è sconvolto
dalla discordia dei flutti,
così ondeggia il mio cuore.
L’ira mette in fuga l’affetto,
e l’affetto l’ira.
Cedi all’affetto, odio.

(Seneca, Medea , 929-944)

Queste le parole con le quali Medea esprime
il suo conflitto interiore: davanti a grandi tempeste la ragione naufraga; essa si capovolge
in passione, in furor, in lucido delirio, che fa vacillare tra il desiderio e la paura di conoscere cause e soluzioni ai propri conflitti.
L’orchestra riproduce la drammaturgia
della ragione che dilania se stessa, la lotta tra tensioni contrarie che prima di risolversi nel furor, si bloccano in una momentanea inibizione
del volere: quando Medea oscilla tra la funzione
di moglie e quella di madre.
La protagonista è indotta, da un lato, a vendicarsi atrocemente del marito infedele colpendolo in ciò che ha di più caro: i figli. D’altro lato, come madre, è portata a salvare le proprie creature.
In questo dramma tra la ragione e la passione distruttiva Medea scioglie infine i nodi del suo animo facendo prevalere l’odio sulla pìetas.